Venlafaxina
| Le informazioni qui riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. Questa voce ha solo scopo illustrativo e non sostituisce il parere di un medico: leggi le avvertenze. |
La venlafaxina è un antidepressivo appartenente alla classe degli inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SNRI). È impiegata nel trattamento della Depressione maggiore e di diversi Disturbi d'ansia, tra cui il disturbo d'ansia generalizzata, il disturbo d'ansia sociale e il disturbo di panico. Il suo effetto dipende dall'aumento della disponibilità sinaptica di Serotonina e Noradrenalina. Richiede particolare attenzione per gli effetti dose-dipendenti sulla pressione arteriosa, le interazioni serotoninergiche e i sintomi che possono comparire dopo un'interruzione brusca.
| CARATTERISTICA | INFORMAZIONI |
|---|---|
| Principio attivo | Venlafaxina, generalmente come cloridrato |
| Classe farmacologica | Antidepressivi SNRI; inibitori della ricaptazione di serotonina e noradrenalina |
| Principali specialità | Efexor, Zarelis, Faxine, Venlafaxina DOC Generici, Venlafaxina Teva Italia, Venlafaxina Sandoz |
| Indicazioni autorizzate in Italia | Episodi di Depressione maggiore, prevenzione delle recidive, disturbo d'ansia generalizzata, disturbo d'ansia sociale, Disturbo di panico |
| Meccanismo d'azione | Inibizione dei trasportatori SERT e NET; aumento della trasmissione serotoninergica e noradrenergica |
| Forme farmaceutiche | Capsule e compresse a rilascio prolungato; altre formulazioni secondo specialità |
| Dosaggio | Generalmente 75–225 mg/die; fino a 375 mg/die nella depressione maggiore secondo RCP |
| Emivita | Venlafaxina circa 5 ore; metabolita attivo O-desmetilvenlafaxina circa 11 ore |
| Effetti indesiderati comuni | Nausea, Cefalea, Insonnia, sudorazione, secchezza della bocca, disfunzioni sessuali |
| Rischi principali | Sindrome da sospensione, Sindrome serotoninergica, aumento della pressione arteriosa, Iponatriemia, sanguinamento, ideazione suicidaria |
| Regime di fornitura | Medicinale soggetto a prescrizione medica |
SPECIALITÀModifica
Medicinali monocomponenteModifica
- Venlafaxina
- Efexor: capsule rigide a rilascio prolungato da 37,5 mg, 75 mg, 150 mg e 225 mg. Tra le confezioni con AIC documentata: 37,5 mg da 7, 14 e 28 capsule; 75 mg da 14 e 28 capsule; 150 mg da 10 e 28 capsule; 225 mg da 7, 10, 14, 15, 20, 28, 30, 50, 56, 60, 98 e 100 capsule. Non tutte le confezioni autorizzate sono necessariamente commercializzate.
- Zarelis: compresse a rilascio prolungato da 37,5 mg, 75 mg, 150 mg e 225 mg.
- Faxine: specialità a base di venlafaxina; verificare per singola AIC formulazione, dosaggio e confezione attualmente disponibili.
- Venlafaxina DOC Generici: capsule rigide a rilascio prolungato da 37,5 mg, 75 mg e 150 mg.
- Venlafaxina Teva Italia: capsule rigide a rilascio prolungato da 37,5 mg, 75 mg e 150 mg.
- Venlafaxina Sandoz: capsule a rilascio prolungato da 37,5 mg, 75 mg e 150 mg, secondo le presentazioni autorizzate.
- Venlafaxina Germed: capsule rigide a rilascio prolungato da 37,5 mg, 75 mg e 150 mg.
- Venlafaxina Viatris: specialità equivalente; dosaggi e confezioni da verificare rispetto all'AIC aggiornata.
- Venlafaxina EG: specialità equivalente; dosaggi e confezioni da verificare rispetto all'AIC aggiornata.
Differenze tra le formulazioniModifica
Le capsule a rilascio prolungato e le compresse a rilascio prolungato contengono lo stesso principio attivo, ma utilizzano sistemi farmaceutici differenti.
La sostituzione tra formulazioni deve rispettare la dose giornaliera prescritta e le caratteristiche del medicinale.
Le compresse e le capsule a rilascio prolungato non devono essere frantumate o masticate, salvo modalità specificamente previste dal RCP della singola formulazione.
STRUTTURAModifica
La venlafaxina è un antidepressivo sintetico appartenente alla famiglia chimica dei derivati fenetilaminici.
- Formula molecolare della venlafaxina base: C17H27NO2.
- Massa molecolare della base: circa 277,40 g/mol.
- Formula molecolare del cloridrato: C17H28ClNO2.
- Massa molecolare del cloridrato: circa 313,86 g/mol.
- Codice ATC: N06AX16.
- Metabolita attivo principale: O-desmetilvenlafaxina, nota anche come desvenlafaxina.
Caratteristiche chimicheModifica
La venlafaxina presenta una struttura differente dagli antidepressivi triciclici e dagli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina.
È somministrata come miscela racemica di due enantiomeri farmacologicamente attivi.
Metabolita attivoModifica
La O-desmetilvenlafaxina, o Desvenlafaxina, contribuisce in misura significativa all'effetto antidepressivo complessivo.
La formazione del metabolita dipende soprattutto dall'enzima CYP2D6.
MECCANISMO D'AZIONEModifica
| VENLAFAXINA |
|---|
| Inibizione del trasportatore SERT |
| ↓ |
| Aumento della serotonina sinaptica |
| + |
| Inibizione del trasportatore NET |
| ↓ |
| Aumento della noradrenalina sinaptica |
| ↓ |
| EFFETTO TERAPEUTICO
Modulazione dei circuiti dell'umore e dell'ansia Riduzione progressiva dei sintomi depressivi e ansiosi |
| RISCHI |
| Nausea, sudorazione, aumento pressorio, disfunzioni sessuali, sindrome serotoninergica |
Inibizione della ricaptazione della serotoninaModifica
La venlafaxina inibisce il trasportatore della serotonina (SERT), aumentando la disponibilità di Serotonina nello spazio sinaptico.
Questa attività contribuisce agli effetti antidepressivi e ansiolitici.
Inibizione della ricaptazione della noradrenalinaModifica
La venlafaxina inibisce anche il trasportatore della noradrenalina (NET).
L'effetto noradrenergico diventa generalmente più evidente con l'aumento della dose, pur non essendo presente una soglia netta identica per tutti i pazienti.
Effetto sulla dopaminaModifica
La venlafaxina esercita un'inibizione relativamente debole della ricaptazione della Dopamina.
Il contributo clinico di questo effetto è limitato rispetto a quello serotoninergico e noradrenergico.
Recettori non direttamente antagonizzatiModifica
La venlafaxina non presenta una rilevante attività antagonista diretta sui recettori muscarinici, istaminergici H1 o alfa-adrenergici.
Questo la distingue da diversi antidepressivi triciclici.
Adattamenti neurobiologiciModifica
L'aumento della disponibilità dei neurotrasmettitori si verifica rapidamente, ma il beneficio clinico richiede generalmente settimane.
Questo ritardo dipende anche da modificazioni progressive della trasmissione nervosa e della plasticità neuronale.
INDICAZIONIModifica
Episodi di depressione maggioreModifica
La venlafaxina è indicata nel trattamento degli episodi di Depressione maggiore.
Può migliorare:
- Umore depresso.
- Perdita di interesse o piacere.
- Riduzione dell'energia.
- Difficoltà di concentrazione.
- Alterazioni del sonno.
- Sintomi ansiosi associati alla depressione.
Prevenzione delle recidive depressiveModifica
La prosecuzione del trattamento dopo la remissione può ridurre il rischio di nuovi episodi depressivi.
La durata della terapia dipende dalla storia clinica, dal numero di episodi precedenti e dal rischio individuale di ricaduta.
Disturbo d'ansia generalizzataModifica
La venlafaxina a rilascio prolungato è indicata nel trattamento del disturbo d'ansia generalizzata.
Può ridurre preoccupazione persistente, tensione, irrequietezza e sintomi somatici associati.
Disturbo d'ansia socialeModifica
È indicata nel trattamento del disturbo d'ansia sociale.
Può ridurre l'ansia intensa associata alle situazioni sociali e alla paura del giudizio altrui.
Disturbo di panicoModifica
La venlafaxina a rilascio prolungato è indicata nel trattamento del Disturbo di panico, con o senza Agorafobia.
L'inizio del trattamento avviene generalmente con una dose inferiore rispetto a quella utilizzata nella depressione.
Impieghi non autorizzatiModifica
La venlafaxina è stata studiata anche per:
- Dolore neuropatico.
- Vampate di calore in menopausa.
- Alcune condizioni dolorose croniche.
- Disturbo post-traumatico da stress.
Questi impieghi non devono essere confusi con le indicazioni autorizzate delle specialità italiane.
CONTROINDICAZIONIModifica
IpersensibilitàModifica
La venlafaxina è controindicata in caso di ipersensibilità al principio attivo o a uno degli eccipienti.
Inibitori delle monoamino ossidasi irreversibiliModifica
È controindicata l'associazione con inibitori irreversibili non selettivi delle monoamino ossidasi (IMAO).
Devono trascorrere almeno 14 giorni dalla sospensione di un IMAO irreversibile prima di iniziare la venlafaxina.
Devono trascorrere almeno 7 giorni dalla sospensione della venlafaxina prima di iniziare un IMAO irreversibile.
Altre situazioni ad alto rischioModifica
Le condizioni seguenti richiedono particolare cautela e non costituiscono tutte controindicazioni assolute:
- Ipertensione arteriosa non controllata.
- Precedenti di Convulsioni.
- Disturbo bipolare.
- Rischio di sanguinamento.
- Glaucoma ad angolo chiuso.
- Grave compromissione epatica o renale.
- Predisposizione ad aritmie.
POSOLOGIAModifica
| VENLAFAXINA — TABELLA RIASSUNTIVA DELLA POSOLOGIA | |||
|---|---|---|---|
| Indicazione | Dose iniziale RP | Dose massima | Note |
| Depressione maggiore | 75 mg/die | 375 mg/die | Incrementi generalmente ogni 2 settimane o più |
| Disturbo d'ansia generalizzata | 75 mg/die | 225 mg/die | Utilizzare la minima dose efficace |
| Disturbo d'ansia sociale | 75 mg/die | 75 mg/die raccomandati | Dosi maggiori non hanno dimostrato benefici aggiuntivi |
| Disturbo di panico | 37,5 mg/die per 7 giorni | 225 mg/die | Dopo 7 giorni aumentare generalmente a 75 mg/die |
| Compromissione epatica lieve-moderata | Dose ridotta | Individualizzata | Considerare riduzione di circa il 50% |
| Compromissione renale grave o emodialisi | Dose ridotta | Individualizzata | Riduzione generalmente del 50% se GFR <30 ml/min |
| Non interrompere bruscamente. La dose massima di 375 mg/die si riferisce alla depressione maggiore nelle formulazioni il cui RCP la prevede, non a tutte le indicazioni. | |||
Depressione maggioreModifica
La dose iniziale raccomandata della venlafaxina a rilascio prolungato è 75 mg una volta al giorno.
Nei pazienti che non rispondono adeguatamente, la dose può essere aumentata progressivamente fino a un massimo di 375 mg/die.
Gli incrementi vengono generalmente effettuati a intervalli di almeno due settimane.
In situazioni cliniche particolari possono essere effettuati a intervalli più brevi, comunque non inferiori a quattro giorni.
Disturbo d'ansia generalizzataModifica
La dose iniziale è 75 mg una volta al giorno.
Nei pazienti con risposta insufficiente può essere aumentata progressivamente fino a 225 mg/die.
Disturbo d'ansia socialeModifica
La dose raccomandata è 75 mg una volta al giorno.
Non è stata dimostrata una maggiore efficacia con dosaggi superiori, mentre può aumentare il rischio di effetti indesiderati.
Disturbo di panicoModifica
Si raccomanda una dose iniziale di 37,5 mg una volta al giorno per sette giorni.
Successivamente si aumenta generalmente a 75 mg/die.
Nei pazienti che non rispondono adeguatamente è possibile aumentare fino a 225 mg/die.
Formulazioni a rilascio immediatoModifica
Quando disponibili e autorizzate, le formulazioni a rilascio immediato richiedono generalmente la suddivisione della dose giornaliera in due o tre somministrazioni.
La posologia deve essere verificata sul RCP della specifica specialità.
Formulazioni a rilascio prolungatoModifica
Le formulazioni a rilascio prolungato sono generalmente somministrate una volta al giorno, durante i pasti, preferibilmente alla stessa ora.
Le capsule devono essere deglutite intere con liquido e non devono essere divise, frantumate, masticate o sciolte, salvo diverse istruzioni esplicite della specifica formulazione.
Compromissione renaleModifica
Nei pazienti con GFR compreso tra 30 e 70 ml/min è necessaria cautela, pur non essendo sempre richiesto un aggiustamento automatico.
Nei pazienti con GFR inferiore a 30 ml/min e nei pazienti sottoposti a emodialisi la dose deve generalmente essere ridotta del 50%.
L'aggiustamento deve essere individualizzato.
Compromissione epaticaModifica
Nella compromissione epatica lieve o moderata si considera generalmente una riduzione della dose del 50%.
Nei casi gravi possono essere necessarie riduzioni maggiori.
Pazienti anzianiModifica
Non è previsto un aggiustamento automatico esclusivamente in base all'età.
La titolazione deve considerare funzione renale, pressione arteriosa, rischio di iponatriemia e tollerabilità.
Pazienti pediatriciModifica
La venlafaxina non è raccomandata nei bambini e negli adolescenti di età inferiore a 18 anni.
Gli studi clinici hanno evidenziato un aumento del rischio di comportamenti suicidari e ostilità rispetto al placebo.
Dose dimenticataModifica
Se una dose viene dimenticata, assumerla quando possibile, salvo che sia quasi il momento della successiva.
Non assumere due dosi contemporaneamente per compensare quella dimenticata.
Sospensione gradualeModifica
La sospensione deve essere pianificata individualmente.
Nei pazienti trattati per lungo tempo o con dosaggi elevati può essere necessario ridurre la dose nell'arco di settimane o mesi.
Se compaiono sintomi importanti, il medico può valutare il ritorno temporaneo alla dose precedente e una riduzione più lenta.
EMIVITAModifica
| VENLAFAXINA — FARMACOCINETICA | |
|---|---|
| Parametro | Valore indicativo |
| Assorbimento orale | Almeno 92% della dose assorbita |
| Biodisponibilità assoluta | Circa 40–45% |
| Tmax, rilascio prolungato | Circa 5,5 ore per venlafaxina e 9 ore per O-desmetilvenlafaxina |
| Legame alle proteine plasmatiche | Circa 27% venlafaxina; 30% metabolita attivo |
| Metabolismo | Principalmente epatico, CYP2D6; contributo CYP3A4 |
| Emivita venlafaxina | Circa 5 ± 2 ore |
| Emivita O-desmetilvenlafaxina | Circa 11 ± 2 ore |
| Eliminazione | Prevalentemente renale, come farmaco e metaboliti |
AssorbimentoModifica
La venlafaxina è ampiamente assorbita dopo somministrazione orale.
La biodisponibilità sistemica è inferiore alla quota assorbita a causa del metabolismo di primo passaggio.
Differenze tra rilascio immediato e prolungatoModifica
Le formulazioni a rilascio prolungato rallentano l'assorbimento e consentono generalmente una somministrazione quotidiana.
A parità di dose giornaliera possono produrre un'esposizione complessiva simile alle formulazioni a rilascio immediato, ma con un profilo di concentrazione differente.
Metabolismo CYP2D6Modifica
La venlafaxina viene metabolizzata principalmente dal CYP2D6 a O-desmetilvenlafaxina.
Nei metabolizzatori lenti del CYP2D6 possono aumentare le concentrazioni del farmaco originario e ridursi quelle del metabolita.
Eliminazione renaleModifica
La venlafaxina e i suoi metaboliti vengono eliminati prevalentemente attraverso i reni.
La compromissione renale può aumentarne l'esposizione e prolungarne l'emivita.
Stato stazionarioModifica
Le concentrazioni plasmatiche allo stato stazionario vengono generalmente raggiunte entro circa tre giorni di somministrazione ripetuta.
Emivita e sindrome da sospensioneModifica
L'emivita relativamente breve della venlafaxina contribuisce alla possibilità di sviluppare sintomi da sospensione anche dopo dosi dimenticate.
AVVERTENZEModifica
| VENLAFAXINA — SEMAFORO DELLA SICUREZZA | |
|---|---|
| CONTROLLI | Umore, ideazione suicidaria, pressione arteriosa, frequenza cardiaca, tollerabilità, funzione renale, eventuale sodio sierico |
| ATTENZIONE | Ipertensione, disturbo bipolare, epilessia, glaucoma, sanguinamento, iponatriemia, interazioni serotoninergiche |
| URGENZA | Sindrome serotoninergica, crisi convulsive, comportamento suicidario, grave reazione allergica, aritmie importanti |
Rischio suicidarioModifica
La depressione è associata a un aumento del rischio di pensieri suicidari, autolesionismo e suicidio.
Il rischio può persistere fino al raggiungimento di una remissione significativa.
È necessaria particolare sorveglianza all'inizio della terapia, dopo modifiche della dose e nei pazienti giovani.
Aumento della pressione arteriosaModifica
La venlafaxina può provocare aumenti dose-dipendenti della pressione arteriosa.
L'ipertensione preesistente deve essere adeguatamente controllata prima dell'inizio del trattamento.
La pressione deve essere misurata periodicamente, soprattutto dopo incrementi posologici.
Aumento della frequenza cardiacaModifica
Può verificarsi un incremento della frequenza cardiaca, più evidente a dosi elevate.
Sindrome serotoninergicaModifica
La Sindrome serotoninergica è una reazione potenzialmente pericolosa causata da eccessiva attività serotoninergica.
Può manifestarsi con:
- Agitazione.
- Confusione.
- Febbre.
- Sudorazione intensa.
- Tremore.
- Iperreflessia.
- Clono.
- Diarrea.
- Instabilità autonomica.
Il rischio aumenta con l'associazione di altri medicinali serotoninergici.
Sindrome da sospensioneModifica
La sospensione brusca può provocare:
- Vertigini.
- Disturbi dell'equilibrio.
- Sensazioni di scosse elettriche.
- Nausea.
- Insonnia.
- Sogni intensi.
- Irritabilità.
- Ansia.
- Sudorazione.
- Sintomi simil-influenzali.
I sintomi possono comparire dopo la sospensione, la riduzione troppo rapida o talvolta dopo una dose dimenticata.
Iponatriemia e SIADHModifica
La venlafaxina può causare Iponatriemia, talvolta associata a sindrome da inappropriata secrezione di ormone antidiuretico.
Il rischio è maggiore negli anziani, nei pazienti disidratati e in quelli che assumono diuretici.
Disturbo bipolareModifica
Gli antidepressivi possono favorire episodi maniacali o ipomaniacali in pazienti predisposti.
Prima dell'inizio della terapia è importante valutare l'eventuale presenza di un disturbo bipolare.
ConvulsioniModifica
La venlafaxina può ridurre la soglia convulsiva.
È necessaria cautela nei pazienti con anamnesi di Epilessia o Convulsioni.
Rischio di sanguinamentoModifica
Gli antidepressivi serotoninergici possono alterare la funzione piastrinica.
Il rischio di sanguinamento aumenta con anticoagulanti, antiaggreganti e farmaci antinfiammatori non steroidei.
GlaucomaModifica
La venlafaxina può provocare midriasi.
È necessaria cautela nei pazienti predisposti al Glaucoma ad angolo chiuso.
GravidanzaModifica
La venlafaxina deve essere utilizzata durante la gravidanza soltanto quando il beneficio atteso giustifica i potenziali rischi.
L'esposizione nelle ultime fasi della gravidanza può essere associata a sintomi di adattamento neonatale.
AllattamentoModifica
La venlafaxina e il metabolita attivo passano nel latte materno.
La decisione di proseguire l'allattamento o il trattamento deve considerare benefici e rischi.
INTERAZIONIModifica
| VENLAFAXINA — MATRICE DELLE INTERAZIONI | ||
|---|---|---|
| Farmaco / classe | Possibile effetto | Gestione |
| IMAO irreversibili | Sindrome serotoninergica grave | Controindicati; rispettare gli intervalli di sospensione |
| Tramadolo, Fentanil | Aumento del rischio serotoninergico | Evitare combinazioni non necessarie; monitorare |
| Linezolid, blu di metilene | Potenziale tossicità serotoninergica grave | Evitare la co-somministrazione salvo gestione specialistica |
| Fluoxetina, Sertralina, Paroxetina | Eccesso di attività serotoninergica | Associazione o passaggio solo con piano medico |
| Ibuprofene, Acido acetilsalicilico, anticoagulanti | Aumento del rischio di sanguinamento | Valutare rischio emorragico |
| Metoprololo | Possibile aumento dell'esposizione al beta-bloccante | Monitorare risposta cardiovascolare |
| Ketoconazolo | Possibile aumento dell'esposizione a venlafaxina e metabolita | Cautela e valutazione clinica |
| Farmaci che prolungano il QT | Possibile aumento del rischio aritmico | Valutare associazioni e fattori di rischio |
Inibitori delle monoamino ossidasiModifica
L'associazione con IMAO irreversibili è controindicata.
È necessario rispettare gli intervalli di sospensione previsti dal RCP.
TramadoloModifica
Il Tramadolo possiede attività serotoninergica.
L'associazione con venlafaxina può aumentare il rischio di sindrome serotoninergica e convulsioni.
Altri antidepressivi serotoninergiciModifica
L'associazione con Fluoxetina, Sertralina, Paroxetina o altri antidepressivi serotoninergici può aumentare il rischio di tossicità serotoninergica.
I passaggi da un antidepressivo all'altro devono essere pianificati considerando l'emivita dei farmaci coinvolti.
LinezolidModifica
Il Linezolid possiede attività inibitoria sulle monoamino ossidasi.
La somministrazione concomitante può causare sindrome serotoninergica.
Anticoagulanti e antiaggregantiModifica
Warfarin, Acido acetilsalicilico e altri farmaci che interferiscono con l'emostasi possono aumentare il rischio di sanguinamento.
Farmaci antinfiammatori non steroideiModifica
Ibuprofene, Naproxene e Diclofenac possono aumentare il rischio di sanguinamento gastrointestinale quando associati alla venlafaxina.
MetoprololoModifica
La venlafaxina può aumentare le concentrazioni plasmatiche di Metoprololo.
È opportuno monitorare frequenza cardiaca e pressione arteriosa.
KetoconazoloModifica
Ketoconazolo può aumentare l'esposizione a venlafaxina e O-desmetilvenlafaxina.
AlcolModifica
Il consumo di alcol non è raccomandato durante il trattamento, poiché può peggiorare la compromissione psicomotoria e i sintomi psichiatrici.
EFFETTI COLLATERALIModifica
Disturbi gastrointestinaliModifica
La nausea è particolarmente frequente nelle prime fasi del trattamento.
Disturbi del sistema nervosoModifica
Disturbi psichiatriciModifica
- Ansia iniziale.
- Agitazione.
- Sogni anomali.
- Alterazioni del sonno.
- Raramente, mania o ipomania.
Disturbi cardiovascolariModifica
- Aumento della pressione arteriosa.
- Palpitazioni.
- Tachicardia.
- Ipotensione ortostatica.
- Raramente, aritmie.
SudorazioneModifica
L'Iperidrosi è un effetto indesiderato relativamente frequente.
Può manifestarsi anche durante il sonno.
Disturbi sessualiModifica
Possono comparire:
- Riduzione della libido.
- Ritardo dell'eiaculazione.
- Difficoltà orgasmiche.
- Disfunzione erettile.
- Anorgasmia.
In una minoranza di pazienti sono stati segnalati sintomi sessuali persistenti anche dopo la sospensione degli antidepressivi serotoninergici.
Alterazioni metabolicheModifica
- Aumento del colesterolo.
- Variazioni ponderali.
- Iponatriemia.
Disturbi emorragiciModifica
Possono verificarsi ecchimosi, epistassi e altri eventi emorragici.
Reazioni cutaneeModifica
- Eruzione cutanea.
- Prurito.
- Sudorazione aumentata.
- Rare reazioni cutanee gravi.
Sindrome serotoninergicaModifica
La sindrome serotoninergica può essere potenzialmente fatale.
Richiede il riconoscimento tempestivo dei sintomi e l'interruzione dei medicinali responsabili sotto supervisione medica.
Sindrome da sospensioneModifica
La sospensione brusca può causare sintomi neurologici, gastrointestinali, psichici e sensoriali.
L'intensità può variare notevolmente tra i pazienti.
SovradosaggioModifica
Il sovradosaggio di venlafaxina può provocare:
- Tachicardia.
- Alterazioni del livello di coscienza.
- Convulsioni.
- Vomito.
- Alterazioni dell'ECG.
- Prolungamento del QT.
- Aritmie ventricolari.
- Grave tossicità cardiovascolare.
Il rischio aumenta con l'assunzione contemporanea di alcol o altri farmaci.
Il sovradosaggio richiede valutazione urgente e monitoraggio medico.
CURIOSITÀModifica
Qual è la differenza tra venlafaxina e duloxetina?Modifica
Venlafaxina e Duloxetina sono antidepressivi SNRI.
Entrambi inibiscono la ricaptazione di serotonina e noradrenalina, ma differiscono per farmacocinetica, indicazioni autorizzate e profilo di tollerabilità.
La duloxetina possiede indicazioni specifiche anche per alcune forme di dolore neuropatico.
Qual è la differenza tra venlafaxina e desvenlafaxina?Modifica
La Desvenlafaxina è il principale metabolita attivo della venlafaxina.
La venlafaxina viene convertita in desvenlafaxina soprattutto attraverso il CYP2D6.
Qual è la differenza tra venlafaxina e paroxetina?Modifica
Paroxetina è un antidepressivo SSRI, mentre venlafaxina è un SNRI.
La venlafaxina possiede un'azione noradrenergica più evidente, soprattutto a dosaggi elevati.
Entrambi i medicinali possono causare sintomi da sospensione.
La venlafaxina è più efficace degli SSRI?Modifica
Alcune meta-analisi hanno osservato differenze medie modeste di efficacia tra antidepressivi.
La risposta individuale varia notevolmente e la scelta deve considerare tollerabilità, precedenti trattamenti, comorbilità e preferenze del paziente.
Dopo quanto tempo agisce la venlafaxina?Modifica
Alcuni sintomi possono iniziare a migliorare nelle prime due settimane.
Il beneficio antidepressivo pieno richiede spesso quattro-sei settimane o più.
La venlafaxina può peggiorare l'ansia inizialmente?Modifica
Sì.
All'inizio del trattamento possono comparire agitazione, irrequietezza o aumento transitorio dell'ansia.
Questo è uno dei motivi per cui nel disturbo di panico si utilizza generalmente una dose iniziale di 37,5 mg.
La venlafaxina fa aumentare la pressione?Modifica
Sì.
L'aumento della pressione arteriosa è un effetto dose-dipendente clinicamente importante.
La venlafaxina può causare tachicardia?Modifica
Sì.
Può provocare aumento della frequenza cardiaca e palpitazioni.
La venlafaxina fa ingrassare?Modifica
Il peso corporeo può aumentare o diminuire durante il trattamento.
La variazione dipende da appetito, durata della terapia, miglioramento dei sintomi depressivi e caratteristiche individuali.
La venlafaxina provoca disfunzioni sessuali?Modifica
Sì.
Può provocare riduzione della libido, ritardo dell'eiaculazione, difficoltà orgasmiche e disfunzione erettile.
La venlafaxina può essere assunta la sera?Modifica
Sì, in alcuni pazienti.
Tuttavia, se provoca insonnia, può essere preferibile l'assunzione al mattino.
La scelta deve rispettare la prescrizione e le caratteristiche della formulazione.
La venlafaxina può essere assunta con il cibo?Modifica
Sì.
Le formulazioni a rilascio prolungato sono generalmente assunte durante i pasti.
La venlafaxina può causare sudorazione notturna?Modifica
Sì.
L'aumento della sudorazione è un effetto indesiderato noto.
La venlafaxina può causare iponatriemia?Modifica
Sì.
Il rischio è particolarmente importante negli anziani e nei pazienti che assumono diuretici.
La venlafaxina può essere usata per il dolore neuropatico?Modifica
È stata studiata nel Dolore neuropatico, ma questo impiego deve essere distinto dalle indicazioni autorizzate in Italia.
La qualità delle evidenze varia in base alla condizione clinica.
La venlafaxina può essere usata per le vampate della menopausa?Modifica
Alcuni studi hanno osservato una riduzione delle vampate vasomotorie.
Si tratta di un impiego non compreso nelle principali indicazioni autorizzate italiane.
La venlafaxina crea dipendenza?Modifica
Non produce tipicamente il comportamento di ricerca compulsiva caratteristico delle sostanze d'abuso.
Può però causare sintomi da sospensione anche intensi, per cui è necessario ridurre gradualmente la dose.
Perché la venlafaxina causa sintomi da sospensione?Modifica
L'emivita relativamente breve e gli adattamenti neurobiologici alla terapia possono favorire la comparsa di sintomi dopo una riduzione rapida dell'esposizione.
Quanto dura la sindrome da sospensione?Modifica
Spesso i sintomi si risolvono entro alcune settimane, ma in alcuni pazienti possono persistere più a lungo.
La durata è variabile e richiede una gestione individualizzata.
Si può passare dalla venlafaxina alla duloxetina?Modifica
Il passaggio è possibile, ma richiede un piano medico.
La strategia dipende dalle dosi, dalla durata del trattamento e dal rischio di sindrome serotoninergica o da sospensione.
Si può associare venlafaxina e tramadolo?Modifica
L'associazione con Tramadolo aumenta il rischio di sindrome serotoninergica e convulsioni.
Deve essere valutata attentamente e non intrapresa autonomamente.
La venlafaxina può essere usata durante la gravidanza?Modifica
Solo dopo valutazione del rapporto beneficio-rischio.
La sospensione improvvisa in gravidanza può essere inappropriata e deve essere evitata senza supervisione medica.
Quali controlli sono utili durante il trattamento?Modifica
- Valutazione dei sintomi depressivi e ansiosi.
- Monitoraggio dell'ideazione suicidaria.
- Controllo della pressione arteriosa.
- Controllo della frequenza cardiaca quando indicato.
- Valutazione di peso e appetito.
- Monitoraggio del sodio nei pazienti a rischio.
- Controllo della funzione renale in caso di compromissione.
- Valutazione periodica degli effetti sessuali e dei sintomi da sospensione.
LINK CORRELATIModifica
| Antidepressivi | |
|---|---|
| Antidepressivi triciclici | Amitriptilina (Laroxyl, Triptizol) • Clomipramina (Anafranil) • Imipramina (Tofranil) • Nortriptilina (Noritren) • Trimipramina (Surmontil) |
| SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) | Citalopram (Elopram, Seropram) • Escitalopram (Cipralex, Entact) • Fluoxetina (Prozac, Fluoxeren) • Fluvoxamina (Dumirox, Fevarin, Maveral) • Paroxetina (Dropaxin, Eutimil, Daparox compresse, Daparox gocce, Sereupin, Seroxat, Stiliden gocce) • Sertralina (Zoloft) |
| SNRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina) | Duloxetina (Cymbalta, Xeristar) • Venlafaxina (Efexor, Faxine, Zarelis) |
| NaRI (inibitori selettivi della ricaptazione della noradrenalina) | Reboxetina (Edronax) • Maprotilina (Ludiomil) |
| SARI (inibitori della ricaptazione della serotonina/antagonisti della serotonina) | Trazodone (Trittico) |
| NDRI (inibitori della ricaptazione della noradrenalina e della dopamina) | Bupropione (Elontril, Wellbutrin) |
| NDDI (disinibitori della dopamina e noradrenalina) : potenzia la fuoriuscita della dopamina e della noradrenalina | Agomelatina (Thymanax, Valdoxan) |
| NaSSA (antidepressivi specifici noradrenergici e serotonergici) | Mirtazapina (Remeron) • Mianserina (Lantanon) |
| Altri | 5-idrossitriptofano (Tript-OH) • Ademetionina (Samyr 200 mg, Samyr 400 mg) • Iperico (Nervaxon, Quiens) |
