Venlafaxina
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La venlafaxina è un antidepressivo appartenente alla classe degli inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SNRI). È impiegata nel trattamento della Depressione maggiore e di diversi Disturbi d'ansia, tra cui il disturbo d'ansia generalizzata, il disturbo d'ansia sociale e il disturbo di panico. Il suo effetto dipende dall'aumento della disponibilità sinaptica di Serotonina e Noradrenalina. Richiede particolare attenzione per gli effetti dose-dipendenti sulla pressione arteriosa, le interazioni serotoninergiche e i sintomi che possono comparire dopo un'interruzione brusca.
| CARATTERISTICA | INFORMAZIONI |
|---|---|
| Principio attivo | Venlafaxina, generalmente come cloridrato |
| Classe farmacologica | Antidepressivi SNRI; inibitori della ricaptazione di serotonina e noradrenalina |
| Principali specialità | Efexor, Zarelis, Faxine, Venlafaxina DOC Generici, Venlafaxina Teva Italia, Venlafaxina Sandoz |
| Indicazioni autorizzate in Italia | Episodi di Depressione maggiore, prevenzione delle recidive, disturbo d'ansia generalizzata, disturbo d'ansia sociale, Disturbo di panico |
| Meccanismo d'azione | Inibizione dei trasportatori SERT e NET; aumento della trasmissione serotoninergica e noradrenergica |
| Forme farmaceutiche | Capsule e compresse a rilascio prolungato; altre formulazioni secondo specialità |
| Dosaggio | Generalmente 75–225 mg/die; fino a 375 mg/die nella depressione maggiore secondo RCP |
| Emivita | Venlafaxina circa 5 ore; metabolita attivo O-desmetilvenlafaxina circa 11 ore |
| Effetti indesiderati comuni | Nausea, Cefalea, Insonnia, sudorazione, secchezza della bocca, disfunzioni sessuali |
| Rischi principali | Sindrome da sospensione, Sindrome serotoninergica, aumento della pressione arteriosa, Iponatriemia, sanguinamento, ideazione suicidaria |
| Regime di fornitura | Medicinale soggetto a prescrizione medica |
Indice
- 1 SPECIALITÀ
- 2 STRUTTURA
- 3 MECCANISMO D'AZIONE
- 4 INDICAZIONI
- 5 CONTROINDICAZIONI
- 6 POSOLOGIA
- 6.1 Depressione maggiore
- 6.2 Disturbo d'ansia generalizzata
- 6.3 Disturbo d'ansia sociale
- 6.4 Disturbo di panico
- 6.5 Formulazioni a rilascio immediato
- 6.6 Formulazioni a rilascio prolungato
- 6.7 Compromissione renale
- 6.8 Compromissione epatica
- 6.9 Pazienti anziani
- 6.10 Pazienti pediatrici
- 6.11 Dose dimenticata
- 6.12 Sospensione graduale
- 7 EMIVITA
- 8 AVVERTENZE
- 9 INTERAZIONI
- 10 EFFETTI COLLATERALI
- 10.1 Disturbi gastrointestinali
- 10.2 Disturbi del sistema nervoso
- 10.3 Disturbi psichiatrici
- 10.4 Disturbi cardiovascolari
- 10.5 Sudorazione
- 10.6 Disturbi sessuali
- 10.7 Alterazioni metaboliche
- 10.8 Disturbi emorragici
- 10.9 Reazioni cutanee
- 10.10 Sindrome serotoninergica
- 10.11 Sindrome da sospensione
- 10.12 Sovradosaggio
- 11 CURIOSITÀ
- 11.1 Qual è la differenza tra venlafaxina e duloxetina?
- 11.2 Qual è la differenza tra venlafaxina e desvenlafaxina?
- 11.3 Qual è la differenza tra venlafaxina e paroxetina?
- 11.4 La venlafaxina è più efficace degli SSRI?
- 11.5 Dopo quanto tempo agisce la venlafaxina?
- 11.6 La venlafaxina può peggiorare l'ansia inizialmente?
- 11.7 La venlafaxina fa aumentare la pressione?
- 11.8 La venlafaxina può causare tachicardia?
- 11.9 La venlafaxina fa ingrassare?
- 11.10 La venlafaxina provoca disfunzioni sessuali?
- 11.11 La venlafaxina può essere assunta la sera?
- 11.12 La venlafaxina può essere assunta con il cibo?
- 11.13 La venlafaxina può causare sudorazione notturna?
- 11.14 La venlafaxina può causare iponatriemia?
- 11.15 La venlafaxina può essere usata per il dolore neuropatico?
- 11.16 La venlafaxina può essere usata per le vampate della menopausa?
- 11.17 La venlafaxina crea dipendenza?
- 11.18 Perché la venlafaxina causa sintomi da sospensione?
- 11.19 Quanto dura la sindrome da sospensione?
- 11.20 Si può passare dalla venlafaxina alla duloxetina?
- 11.21 Si può associare venlafaxina e tramadolo?
- 11.22 La venlafaxina può essere usata durante la gravidanza?
- 11.23 Quali controlli sono utili durante il trattamento?
- 12 LINK CORRELATI
SPECIALITÀ[modifica]
Medicinali monocomponente[modifica]
- Venlafaxina
- Efexor: capsule rigide a rilascio prolungato da 37,5 mg, 75 mg, 150 mg e 225 mg. Tra le confezioni con AIC documentata: 37,5 mg da 7, 14 e 28 capsule; 75 mg da 14 e 28 capsule; 150 mg da 10 e 28 capsule; 225 mg da 7, 10, 14, 15, 20, 28, 30, 50, 56, 60, 98 e 100 capsule. Non tutte le confezioni autorizzate sono necessariamente commercializzate.
- Zarelis: compresse a rilascio prolungato da 37,5 mg, 75 mg, 150 mg e 225 mg.
- Faxine: specialità a base di venlafaxina; verificare per singola AIC formulazione, dosaggio e confezione attualmente disponibili.
- Venlafaxina DOC Generici: capsule rigide a rilascio prolungato da 37,5 mg, 75 mg e 150 mg.
- Venlafaxina Teva Italia: capsule rigide a rilascio prolungato da 37,5 mg, 75 mg e 150 mg.
- Venlafaxina Sandoz: capsule a rilascio prolungato da 37,5 mg, 75 mg e 150 mg, secondo le presentazioni autorizzate.
- Venlafaxina Germed: capsule rigide a rilascio prolungato da 37,5 mg, 75 mg e 150 mg.
- Venlafaxina Viatris: specialità equivalente; dosaggi e confezioni da verificare rispetto all'AIC aggiornata.
- Venlafaxina EG: specialità equivalente; dosaggi e confezioni da verificare rispetto all'AIC aggiornata.
Differenze tra le formulazioni[modifica]
Le capsule a rilascio prolungato e le compresse a rilascio prolungato contengono lo stesso principio attivo, ma utilizzano sistemi farmaceutici differenti.
La sostituzione tra formulazioni deve rispettare la dose giornaliera prescritta e le caratteristiche del medicinale.
Le compresse e le capsule a rilascio prolungato non devono essere frantumate o masticate, salvo modalità specificamente previste dal RCP della singola formulazione.
STRUTTURA[modifica]
La venlafaxina è un antidepressivo sintetico appartenente alla famiglia chimica dei derivati fenetilaminici.
- Formula molecolare della venlafaxina base: C17H27NO2.
- Massa molecolare della base: circa 277,40 g/mol.
- Formula molecolare del cloridrato: C17H28ClNO2.
- Massa molecolare del cloridrato: circa 313,86 g/mol.
- Codice ATC: N06AX16.
- Metabolita attivo principale: O-desmetilvenlafaxina, nota anche come desvenlafaxina.
Caratteristiche chimiche[modifica]
La venlafaxina presenta una struttura differente dagli antidepressivi triciclici e dagli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina.
È somministrata come miscela racemica di due enantiomeri farmacologicamente attivi.
Metabolita attivo[modifica]
La O-desmetilvenlafaxina, o Desvenlafaxina, contribuisce in misura significativa all'effetto antidepressivo complessivo.
La formazione del metabolita dipende soprattutto dall'enzima CYP2D6.
MECCANISMO D'AZIONE[modifica]
| VENLAFAXINA |
|---|
| Inibizione del trasportatore SERT |
| ↓ |
| Aumento della serotonina sinaptica |
| + |
| Inibizione del trasportatore NET |
| ↓ |
| Aumento della noradrenalina sinaptica |
| ↓ |
| EFFETTO TERAPEUTICO
Modulazione dei circuiti dell'umore e dell'ansia Riduzione progressiva dei sintomi depressivi e ansiosi |
| RISCHI |
| Nausea, sudorazione, aumento pressorio, disfunzioni sessuali, sindrome serotoninergica |
Inibizione della ricaptazione della serotonina[modifica]
La venlafaxina inibisce il trasportatore della serotonina (SERT), aumentando la disponibilità di Serotonina nello spazio sinaptico.
Questa attività contribuisce agli effetti antidepressivi e ansiolitici.
Inibizione della ricaptazione della noradrenalina[modifica]
La venlafaxina inibisce anche il trasportatore della noradrenalina (NET).
L'effetto noradrenergico diventa generalmente più evidente con l'aumento della dose, pur non essendo presente una soglia netta identica per tutti i pazienti.
Effetto sulla dopamina[modifica]
La venlafaxina esercita un'inibizione relativamente debole della ricaptazione della Dopamina.
Il contributo clinico di questo effetto è limitato rispetto a quello serotoninergico e noradrenergico.
Recettori non direttamente antagonizzati[modifica]
La venlafaxina non presenta una rilevante attività antagonista diretta sui recettori muscarinici, istaminergici H1 o alfa-adrenergici.
Questo la distingue da diversi antidepressivi triciclici.
Adattamenti neurobiologici[modifica]
L'aumento della disponibilità dei neurotrasmettitori si verifica rapidamente, ma il beneficio clinico richiede generalmente settimane.
Questo ritardo dipende anche da modificazioni progressive della trasmissione nervosa e della plasticità neuronale.
INDICAZIONI[modifica]
Episodi di depressione maggiore[modifica]
La venlafaxina è indicata nel trattamento degli episodi di Depressione maggiore.
Può migliorare:
- Umore depresso.
- Perdita di interesse o piacere.
- Riduzione dell'energia.
- Difficoltà di concentrazione.
- Alterazioni del sonno.
- Sintomi ansiosi associati alla depressione.
Prevenzione delle recidive depressive[modifica]
La prosecuzione del trattamento dopo la remissione può ridurre il rischio di nuovi episodi depressivi.
La durata della terapia dipende dalla storia clinica, dal numero di episodi precedenti e dal rischio individuale di ricaduta.
Disturbo d'ansia generalizzata[modifica]
La venlafaxina a rilascio prolungato è indicata nel trattamento del disturbo d'ansia generalizzata.
Può ridurre preoccupazione persistente, tensione, irrequietezza e sintomi somatici associati.
Disturbo d'ansia sociale[modifica]
È indicata nel trattamento del disturbo d'ansia sociale.
Può ridurre l'ansia intensa associata alle situazioni sociali e alla paura del giudizio altrui.
Disturbo di panico[modifica]
La venlafaxina a rilascio prolungato è indicata nel trattamento del Disturbo di panico, con o senza Agorafobia.
L'inizio del trattamento avviene generalmente con una dose inferiore rispetto a quella utilizzata nella depressione.
Impieghi non autorizzati[modifica]
La venlafaxina è stata studiata anche per:
- Dolore neuropatico.
- Vampate di calore in menopausa.
- Alcune condizioni dolorose croniche.
- Disturbo post-traumatico da stress.
Questi impieghi non devono essere confusi con le indicazioni autorizzate delle specialità italiane.
CONTROINDICAZIONI[modifica]
Ipersensibilità[modifica]
La venlafaxina è controindicata in caso di ipersensibilità al principio attivo o a uno degli eccipienti.
Inibitori delle monoamino ossidasi irreversibili[modifica]
È controindicata l'associazione con inibitori irreversibili non selettivi delle monoamino ossidasi (IMAO).
Devono trascorrere almeno 14 giorni dalla sospensione di un IMAO irreversibile prima di iniziare la venlafaxina.
Devono trascorrere almeno 7 giorni dalla sospensione della venlafaxina prima di iniziare un IMAO irreversibile.
Altre situazioni ad alto rischio[modifica]
Le condizioni seguenti richiedono particolare cautela e non costituiscono tutte controindicazioni assolute:
- Ipertensione arteriosa non controllata.
- Precedenti di Convulsioni.
- Disturbo bipolare.
- Rischio di sanguinamento.
- Glaucoma ad angolo chiuso.
- Grave compromissione epatica o renale.
- Predisposizione ad aritmie.
POSOLOGIA[modifica]
| VENLAFAXINA — TABELLA RIASSUNTIVA DELLA POSOLOGIA | |||
|---|---|---|---|
| Indicazione | Dose iniziale RP | Dose massima | Note |
| Depressione maggiore | 75 mg/die | 375 mg/die | Incrementi generalmente ogni 2 settimane o più |
| Disturbo d'ansia generalizzata | 75 mg/die | 225 mg/die | Utilizzare la minima dose efficace |
| Disturbo d'ansia sociale | 75 mg/die | 75 mg/die raccomandati | Dosi maggiori non hanno dimostrato benefici aggiuntivi |
| Disturbo di panico | 37,5 mg/die per 7 giorni | 225 mg/die | Dopo 7 giorni aumentare generalmente a 75 mg/die |
| Compromissione epatica lieve-moderata | Dose ridotta | Individualizzata | Considerare riduzione di circa il 50% |
| Compromissione renale grave o emodialisi | Dose ridotta | Individualizzata | Riduzione generalmente del 50% se GFR <30 ml/min |
| Non interrompere bruscamente. La dose massima di 375 mg/die si riferisce alla depressione maggiore nelle formulazioni il cui RCP la prevede, non a tutte le indicazioni. | |||
Depressione maggiore[modifica]
La dose iniziale raccomandata della venlafaxina a rilascio prolungato è 75 mg una volta al giorno.
Nei pazienti che non rispondono adeguatamente, la dose può essere aumentata progressivamente fino a un massimo di 375 mg/die.
Gli incrementi vengono generalmente effettuati a intervalli di almeno due settimane.
In situazioni cliniche particolari possono essere effettuati a intervalli più brevi, comunque non inferiori a quattro giorni.
Disturbo d'ansia generalizzata[modifica]
La dose iniziale è 75 mg una volta al giorno.
Nei pazienti con risposta insufficiente può essere aumentata progressivamente fino a 225 mg/die.
Disturbo d'ansia sociale[modifica]
La dose raccomandata è 75 mg una volta al giorno.
Non è stata dimostrata una maggiore efficacia con dosaggi superiori, mentre può aumentare il rischio di effetti indesiderati.
Disturbo di panico[modifica]
Si raccomanda una dose iniziale di 37,5 mg una volta al giorno per sette giorni.
Successivamente si aumenta generalmente a 75 mg/die.
Nei pazienti che non rispondono adeguatamente è possibile aumentare fino a 225 mg/die.
Formulazioni a rilascio immediato[modifica]
Quando disponibili e autorizzate, le formulazioni a rilascio immediato richiedono generalmente la suddivisione della dose giornaliera in due o tre somministrazioni.
La posologia deve essere verificata sul RCP della specifica specialità.
Formulazioni a rilascio prolungato[modifica]
Le formulazioni a rilascio prolungato sono generalmente somministrate una volta al giorno, durante i pasti, preferibilmente alla stessa ora.
Le capsule devono essere deglutite intere con liquido e non devono essere divise, frantumate, masticate o sciolte, salvo diverse istruzioni esplicite della specifica formulazione.
Compromissione renale[modifica]
Nei pazienti con GFR compreso tra 30 e 70 ml/min è necessaria cautela, pur non essendo sempre richiesto un aggiustamento automatico.
Nei pazienti con GFR inferiore a 30 ml/min e nei pazienti sottoposti a emodialisi la dose deve generalmente essere ridotta del 50%.
L'aggiustamento deve essere individualizzato.
Compromissione epatica[modifica]
Nella compromissione epatica lieve o moderata si considera generalmente una riduzione della dose del 50%.
Nei casi gravi possono essere necessarie riduzioni maggiori.
Pazienti anziani[modifica]
Non è previsto un aggiustamento automatico esclusivamente in base all'età.
La titolazione deve considerare funzione renale, pressione arteriosa, rischio di iponatriemia e tollerabilità.
Pazienti pediatrici[modifica]
La venlafaxina non è raccomandata nei bambini e negli adolescenti di età inferiore a 18 anni.
Gli studi clinici hanno evidenziato un aumento del rischio di comportamenti suicidari e ostilità rispetto al placebo.
Dose dimenticata[modifica]
Se una dose viene dimenticata, assumerla quando possibile, salvo che sia quasi il momento della successiva.
Non assumere due dosi contemporaneamente per compensare quella dimenticata.
Sospensione graduale[modifica]
La sospensione deve essere pianificata individualmente.
Nei pazienti trattati per lungo tempo o con dosaggi elevati può essere necessario ridurre la dose nell'arco di settimane o mesi.
Se compaiono sintomi importanti, il medico può valutare il ritorno temporaneo alla dose precedente e una riduzione più lenta.
EMIVITA[modifica]
| VENLAFAXINA — FARMACOCINETICA | |
|---|---|
| Parametro | Valore indicativo |
| Assorbimento orale | Almeno 92% della dose assorbita |
| Biodisponibilità assoluta | Circa 40–45% |
| Tmax, rilascio prolungato | Circa 5,5 ore per venlafaxina e 9 ore per O-desmetilvenlafaxina |
| Legame alle proteine plasmatiche | Circa 27% venlafaxina; 30% metabolita attivo |
| Metabolismo | Principalmente epatico, CYP2D6; contributo CYP3A4 |
| Emivita venlafaxina | Circa 5 ± 2 ore |
| Emivita O-desmetilvenlafaxina | Circa 11 ± 2 ore |
| Eliminazione | Prevalentemente renale, come farmaco e metaboliti |
Assorbimento[modifica]
La venlafaxina è ampiamente assorbita dopo somministrazione orale.
La biodisponibilità sistemica è inferiore alla quota assorbita a causa del metabolismo di primo passaggio.
Differenze tra rilascio immediato e prolungato[modifica]
Le formulazioni a rilascio prolungato rallentano l'assorbimento e consentono generalmente una somministrazione quotidiana.
A parità di dose giornaliera possono produrre un'esposizione complessiva simile alle formulazioni a rilascio immediato, ma con un profilo di concentrazione differente.
Metabolismo CYP2D6[modifica]
La venlafaxina viene metabolizzata principalmente dal CYP2D6 a O-desmetilvenlafaxina.
Nei metabolizzatori lenti del CYP2D6 possono aumentare le concentrazioni del farmaco originario e ridursi quelle del metabolita.
Eliminazione renale[modifica]
La venlafaxina e i suoi metaboliti vengono eliminati prevalentemente attraverso i reni.
La compromissione renale può aumentarne l'esposizione e prolungarne l'emivita.
Stato stazionario[modifica]
Le concentrazioni plasmatiche allo stato stazionario vengono generalmente raggiunte entro circa tre giorni di somministrazione ripetuta.
Emivita e sindrome da sospensione[modifica]
L'emivita relativamente breve della venlafaxina contribuisce alla possibilità di sviluppare sintomi da sospensione anche dopo dosi dimenticate.
AVVERTENZE[modifica]
| VENLAFAXINA — SEMAFORO DELLA SICUREZZA | |
|---|---|
| CONTROLLI | Umore, ideazione suicidaria, pressione arteriosa, frequenza cardiaca, tollerabilità, funzione renale, eventuale sodio sierico |
| ATTENZIONE | Ipertensione, disturbo bipolare, epilessia, glaucoma, sanguinamento, iponatriemia, interazioni serotoninergiche |
| URGENZA | Sindrome serotoninergica, crisi convulsive, comportamento suicidario, grave reazione allergica, aritmie importanti |
Rischio suicidario[modifica]
La depressione è associata a un aumento del rischio di pensieri suicidari, autolesionismo e suicidio.
Il rischio può persistere fino al raggiungimento di una remissione significativa.
È necessaria particolare sorveglianza all'inizio della terapia, dopo modifiche della dose e nei pazienti giovani.
Aumento della pressione arteriosa[modifica]
La venlafaxina può provocare aumenti dose-dipendenti della pressione arteriosa.
L'ipertensione preesistente deve essere adeguatamente controllata prima dell'inizio del trattamento.
La pressione deve essere misurata periodicamente, soprattutto dopo incrementi posologici.
Aumento della frequenza cardiaca[modifica]
Può verificarsi un incremento della frequenza cardiaca, più evidente a dosi elevate.
Sindrome serotoninergica[modifica]
La Sindrome serotoninergica è una reazione potenzialmente pericolosa causata da eccessiva attività serotoninergica.
Può manifestarsi con:
- Agitazione.
- Confusione.
- Febbre.
- Sudorazione intensa.
- Tremore.
- Iperreflessia.
- Clono.
- Diarrea.
- Instabilità autonomica.
Il rischio aumenta con l'associazione di altri medicinali serotoninergici.
Sindrome da sospensione[modifica]
La sospensione brusca può provocare:
- Vertigini.
- Disturbi dell'equilibrio.
- Sensazioni di scosse elettriche.
- Nausea.
- Insonnia.
- Sogni intensi.
- Irritabilità.
- Ansia.
- Sudorazione.
- Sintomi simil-influenzali.
I sintomi possono comparire dopo la sospensione, la riduzione troppo rapida o talvolta dopo una dose dimenticata.
Iponatriemia e SIADH[modifica]
La venlafaxina può causare Iponatriemia, talvolta associata a sindrome da inappropriata secrezione di ormone antidiuretico.
Il rischio è maggiore negli anziani, nei pazienti disidratati e in quelli che assumono diuretici.
Disturbo bipolare[modifica]
Gli antidepressivi possono favorire episodi maniacali o ipomaniacali in pazienti predisposti.
Prima dell'inizio della terapia è importante valutare l'eventuale presenza di un disturbo bipolare.
Convulsioni[modifica]
La venlafaxina può ridurre la soglia convulsiva.
È necessaria cautela nei pazienti con anamnesi di Epilessia o Convulsioni.
Rischio di sanguinamento[modifica]
Gli antidepressivi serotoninergici possono alterare la funzione piastrinica.
Il rischio di sanguinamento aumenta con anticoagulanti, antiaggreganti e farmaci antinfiammatori non steroidei.
Glaucoma[modifica]
La venlafaxina può provocare midriasi.
È necessaria cautela nei pazienti predisposti al Glaucoma ad angolo chiuso.
Gravidanza[modifica]
La venlafaxina deve essere utilizzata durante la gravidanza soltanto quando il beneficio atteso giustifica i potenziali rischi.
L'esposizione nelle ultime fasi della gravidanza può essere associata a sintomi di adattamento neonatale.
Allattamento[modifica]
La venlafaxina e il metabolita attivo passano nel latte materno.
La decisione di proseguire l'allattamento o il trattamento deve considerare benefici e rischi.
INTERAZIONI[modifica]
| VENLAFAXINA — MATRICE DELLE INTERAZIONI | ||
|---|---|---|
| Farmaco / classe | Possibile effetto | Gestione |
| IMAO irreversibili | Sindrome serotoninergica grave | Controindicati; rispettare gli intervalli di sospensione |
| Tramadolo, Fentanil | Aumento del rischio serotoninergico | Evitare combinazioni non necessarie; monitorare |
| Linezolid, blu di metilene | Potenziale tossicità serotoninergica grave | Evitare la co-somministrazione salvo gestione specialistica |
| Fluoxetina, Sertralina, Paroxetina | Eccesso di attività serotoninergica | Associazione o passaggio solo con piano medico |
| Ibuprofene, Acido acetilsalicilico, anticoagulanti | Aumento del rischio di sanguinamento | Valutare rischio emorragico |
| Metoprololo | Possibile aumento dell'esposizione al beta-bloccante | Monitorare risposta cardiovascolare |
| Ketoconazolo | Possibile aumento dell'esposizione a venlafaxina e metabolita | Cautela e valutazione clinica |
| Farmaci che prolungano il QT | Possibile aumento del rischio aritmico | Valutare associazioni e fattori di rischio |
Inibitori delle monoamino ossidasi[modifica]
L'associazione con IMAO irreversibili è controindicata.
È necessario rispettare gli intervalli di sospensione previsti dal RCP.
Tramadolo[modifica]
Il Tramadolo possiede attività serotoninergica.
L'associazione con venlafaxina può aumentare il rischio di sindrome serotoninergica e convulsioni.
Altri antidepressivi serotoninergici[modifica]
L'associazione con Fluoxetina, Sertralina, Paroxetina o altri antidepressivi serotoninergici può aumentare il rischio di tossicità serotoninergica.
I passaggi da un antidepressivo all'altro devono essere pianificati considerando l'emivita dei farmaci coinvolti.
Linezolid[modifica]
Il Linezolid possiede attività inibitoria sulle monoamino ossidasi.
La somministrazione concomitante può causare sindrome serotoninergica.
Anticoagulanti e antiaggreganti[modifica]
Warfarin, Acido acetilsalicilico e altri farmaci che interferiscono con l'emostasi possono aumentare il rischio di sanguinamento.
Farmaci antinfiammatori non steroidei[modifica]
Ibuprofene, Naproxene e Diclofenac possono aumentare il rischio di sanguinamento gastrointestinale quando associati alla venlafaxina.
Metoprololo[modifica]
La venlafaxina può aumentare le concentrazioni plasmatiche di Metoprololo.
È opportuno monitorare frequenza cardiaca e pressione arteriosa.
Ketoconazolo[modifica]
Ketoconazolo può aumentare l'esposizione a venlafaxina e O-desmetilvenlafaxina.
Alcol[modifica]
Il consumo di alcol non è raccomandato durante il trattamento, poiché può peggiorare la compromissione psicomotoria e i sintomi psichiatrici.
EFFETTI COLLATERALI[modifica]
Disturbi gastrointestinali[modifica]
La nausea è particolarmente frequente nelle prime fasi del trattamento.
Disturbi del sistema nervoso[modifica]
Disturbi psichiatrici[modifica]
- Ansia iniziale.
- Agitazione.
- Sogni anomali.
- Alterazioni del sonno.
- Raramente, mania o ipomania.
Disturbi cardiovascolari[modifica]
- Aumento della pressione arteriosa.
- Palpitazioni.
- Tachicardia.
- Ipotensione ortostatica.
- Raramente, aritmie.
Sudorazione[modifica]
L'Iperidrosi è un effetto indesiderato relativamente frequente.
Può manifestarsi anche durante il sonno.
Disturbi sessuali[modifica]
Possono comparire:
- Riduzione della libido.
- Ritardo dell'eiaculazione.
- Difficoltà orgasmiche.
- Disfunzione erettile.
- Anorgasmia.
In una minoranza di pazienti sono stati segnalati sintomi sessuali persistenti anche dopo la sospensione degli antidepressivi serotoninergici.
Alterazioni metaboliche[modifica]
- Aumento del colesterolo.
- Variazioni ponderali.
- Iponatriemia.
Disturbi emorragici[modifica]
Possono verificarsi ecchimosi, epistassi e altri eventi emorragici.
Reazioni cutanee[modifica]
- Eruzione cutanea.
- Prurito.
- Sudorazione aumentata.
- Rare reazioni cutanee gravi.
Sindrome serotoninergica[modifica]
La sindrome serotoninergica può essere potenzialmente fatale.
Richiede il riconoscimento tempestivo dei sintomi e l'interruzione dei medicinali responsabili sotto supervisione medica.
Sindrome da sospensione[modifica]
La sospensione brusca può causare sintomi neurologici, gastrointestinali, psichici e sensoriali.
L'intensità può variare notevolmente tra i pazienti.
Sovradosaggio[modifica]
Il sovradosaggio di venlafaxina può provocare:
- Tachicardia.
- Alterazioni del livello di coscienza.
- Convulsioni.
- Vomito.
- Alterazioni dell'ECG.
- Prolungamento del QT.
- Aritmie ventricolari.
- Grave tossicità cardiovascolare.
Il rischio aumenta con l'assunzione contemporanea di alcol o altri farmaci.
Il sovradosaggio richiede valutazione urgente e monitoraggio medico.
CURIOSITÀ[modifica]
Qual è la differenza tra venlafaxina e duloxetina?[modifica]
Venlafaxina e Duloxetina sono antidepressivi SNRI.
Entrambi inibiscono la ricaptazione di serotonina e noradrenalina, ma differiscono per farmacocinetica, indicazioni autorizzate e profilo di tollerabilità.
La duloxetina possiede indicazioni specifiche anche per alcune forme di dolore neuropatico.
Qual è la differenza tra venlafaxina e desvenlafaxina?[modifica]
La Desvenlafaxina è il principale metabolita attivo della venlafaxina.
La venlafaxina viene convertita in desvenlafaxina soprattutto attraverso il CYP2D6.
Qual è la differenza tra venlafaxina e paroxetina?[modifica]
Paroxetina è un antidepressivo SSRI, mentre venlafaxina è un SNRI.
La venlafaxina possiede un'azione noradrenergica più evidente, soprattutto a dosaggi elevati.
Entrambi i medicinali possono causare sintomi da sospensione.
La venlafaxina è più efficace degli SSRI?[modifica]
Alcune meta-analisi hanno osservato differenze medie modeste di efficacia tra antidepressivi.
La risposta individuale varia notevolmente e la scelta deve considerare tollerabilità, precedenti trattamenti, comorbilità e preferenze del paziente.
Dopo quanto tempo agisce la venlafaxina?[modifica]
Alcuni sintomi possono iniziare a migliorare nelle prime due settimane.
Il beneficio antidepressivo pieno richiede spesso quattro-sei settimane o più.
La venlafaxina può peggiorare l'ansia inizialmente?[modifica]
Sì.
All'inizio del trattamento possono comparire agitazione, irrequietezza o aumento transitorio dell'ansia.
Questo è uno dei motivi per cui nel disturbo di panico si utilizza generalmente una dose iniziale di 37,5 mg.
La venlafaxina fa aumentare la pressione?[modifica]
Sì.
L'aumento della pressione arteriosa è un effetto dose-dipendente clinicamente importante.
La venlafaxina può causare tachicardia?[modifica]
Sì.
Può provocare aumento della frequenza cardiaca e palpitazioni.
La venlafaxina fa ingrassare?[modifica]
Il peso corporeo può aumentare o diminuire durante il trattamento.
La variazione dipende da appetito, durata della terapia, miglioramento dei sintomi depressivi e caratteristiche individuali.
La venlafaxina provoca disfunzioni sessuali?[modifica]
Sì.
Può provocare riduzione della libido, ritardo dell'eiaculazione, difficoltà orgasmiche e disfunzione erettile.
La venlafaxina può essere assunta la sera?[modifica]
Sì, in alcuni pazienti.
Tuttavia, se provoca insonnia, può essere preferibile l'assunzione al mattino.
La scelta deve rispettare la prescrizione e le caratteristiche della formulazione.
La venlafaxina può essere assunta con il cibo?[modifica]
Sì.
Le formulazioni a rilascio prolungato sono generalmente assunte durante i pasti.
La venlafaxina può causare sudorazione notturna?[modifica]
Sì.
L'aumento della sudorazione è un effetto indesiderato noto.
La venlafaxina può causare iponatriemia?[modifica]
Sì.
Il rischio è particolarmente importante negli anziani e nei pazienti che assumono diuretici.
La venlafaxina può essere usata per il dolore neuropatico?[modifica]
È stata studiata nel Dolore neuropatico, ma questo impiego deve essere distinto dalle indicazioni autorizzate in Italia.
La qualità delle evidenze varia in base alla condizione clinica.
La venlafaxina può essere usata per le vampate della menopausa?[modifica]
Alcuni studi hanno osservato una riduzione delle vampate vasomotorie.
Si tratta di un impiego non compreso nelle principali indicazioni autorizzate italiane.
La venlafaxina crea dipendenza?[modifica]
Non produce tipicamente il comportamento di ricerca compulsiva caratteristico delle sostanze d'abuso.
Può però causare sintomi da sospensione anche intensi, per cui è necessario ridurre gradualmente la dose.
Perché la venlafaxina causa sintomi da sospensione?[modifica]
L'emivita relativamente breve e gli adattamenti neurobiologici alla terapia possono favorire la comparsa di sintomi dopo una riduzione rapida dell'esposizione.
Quanto dura la sindrome da sospensione?[modifica]
Spesso i sintomi si risolvono entro alcune settimane, ma in alcuni pazienti possono persistere più a lungo.
La durata è variabile e richiede una gestione individualizzata.
Si può passare dalla venlafaxina alla duloxetina?[modifica]
Il passaggio è possibile, ma richiede un piano medico.
La strategia dipende dalle dosi, dalla durata del trattamento e dal rischio di sindrome serotoninergica o da sospensione.
Si può associare venlafaxina e tramadolo?[modifica]
L'associazione con Tramadolo aumenta il rischio di sindrome serotoninergica e convulsioni.
Deve essere valutata attentamente e non intrapresa autonomamente.
La venlafaxina può essere usata durante la gravidanza?[modifica]
Solo dopo valutazione del rapporto beneficio-rischio.
La sospensione improvvisa in gravidanza può essere inappropriata e deve essere evitata senza supervisione medica.
Quali controlli sono utili durante il trattamento?[modifica]
- Valutazione dei sintomi depressivi e ansiosi.
- Monitoraggio dell'ideazione suicidaria.
- Controllo della pressione arteriosa.
- Controllo della frequenza cardiaca quando indicato.
- Valutazione di peso e appetito.
- Monitoraggio del sodio nei pazienti a rischio.
- Controllo della funzione renale in caso di compromissione.
- Valutazione periodica degli effetti sessuali e dei sintomi da sospensione.
LINK CORRELATI[modifica]
| Antidepressivi | |
|---|---|
| Antidepressivi triciclici | Amitriptilina (Laroxyl, Triptizol) • Clomipramina (Anafranil) • Imipramina (Tofranil) • Nortriptilina (Noritren) • Trimipramina (Surmontil) |
| SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) | Citalopram (Elopram, Seropram) • Escitalopram (Cipralex, Entact) • Fluoxetina (Prozac, Fluoxeren) • Fluvoxamina (Dumirox, Fevarin, Maveral) • Paroxetina (Dropaxin, Eutimil, Daparox compresse, Daparox gocce, Sereupin, Seroxat, Stiliden gocce) • Sertralina (Zoloft) |
| SNRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina) | Duloxetina (Cymbalta, Xeristar) • Venlafaxina (Efexor, Faxine, Zarelis) |
| NaRI (inibitori selettivi della ricaptazione della noradrenalina) | Reboxetina (Edronax) • Maprotilina (Ludiomil) |
| SARI (inibitori della ricaptazione della serotonina/antagonisti della serotonina) | Trazodone (Trittico) |
| NDRI (inibitori della ricaptazione della noradrenalina e della dopamina) | Bupropione (Elontril, Wellbutrin) |
| NDDI (disinibitori della dopamina e noradrenalina) : potenzia la fuoriuscita della dopamina e della noradrenalina | Agomelatina (Thymanax, Valdoxan) |
| NaSSA (antidepressivi specifici noradrenergici e serotonergici) | Mirtazapina (Remeron) • Mianserina (Lantanon) |
| Altri | 5-idrossitriptofano (Tript-OH) • Ademetionina (Samyr 200 mg, Samyr 400 mg) • Iperico (Nervaxon, Quiens) |
